23 maggio 2017

 

Abbiamo spesso parlato sulle pagine della newsletter del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Cosa succede invece all’estero? Un recente studio di KPMG ha preso in considerazione e messo a confronto i sistemi sanitari di 32 Paesi analizzando la qualità dei servizi, la soddisfazione degli utenti, la finanza, il modello di governance, la gestione dei dati personali e la comunicazione.

Uno dei punti di partenza dell’analisi è la trasparenza: in tutto il sistema sanitario mondiale c’è una tendenza crescente per rendere i dati sanitari più trasparenti. È sempre più elevato il numero di informazioni disponibili sulla qualità, il finanziamento e il processo decisionale attorno ai servizi sanitari. Ma come avanza il processo? E quale valore sta creando?

I risultati sono contenuti nel report Global Health Systems Transparency Index e sono sinteticamente illustrati in una mappa interattiva sul sito di KPMG, dove è anche possibile scaricare il rapporto completo.

L’indice di trasparenza del sistema è calcolato sulla base di sei parametri analizzati nei diversi Paesi:

  • qualità del servizio sanitario, con attenzione particolare alla qualità dei risultati e dei processi;
  • valutazione da parte dei pazienti, intesa come percezione del servizio e dei risultati raggiunti;
  • finanza, in cui è valutata la trasparenza dei costi e della rendicontazione da parte delle diverse organizzazioni che si occupano di sanità;
  • governance, in cui il grado di condivisione delle decisioni, dei diritti e delle responsabilità hanno un peso importante;
  • accesso, proprietà e salvaguardia dei dati sanitari;
  • comunicazione dei dati sulla salute, in modo che questi siano condivisibili in modo utile ai vari stakeholder.

Il rapporto evidenzia come in quelle situazioni dove la trasparenza è molto alta (purtroppo solamente in tre Paesi – Danimarca, Finlandia e Svezia) si crea un beneficio sostanziale nella qualità e nel valore delle cure sanitarie.

Un gruppo di 16 Paesi, tra cui la Gran Bretagna, l’Olanda, il Canada e la Francia, ha uno score comunque mediamente alto, evidenziando come i valori più bassi della media siano da attribuirsi alla qualità delle prestazioni sanitarie.

L’Italia si trova nel gruppo di Paesi, tutti europei, dove la trasparenza è modesta: per noi i dati più soddisfacenti riguardano la qualità del servizio e l’accesso ai dati sanitari, mentre è decisamente insufficiente il grado di percezione da parte dei pazienti.

Ma c’è chi sta peggio di noi: ben 12 Paesi hanno ricevuto la maglia nera nello studio condotto da KPMG, tra cui l’Austria, il Giappone e la Grecia.

Al di là di alcuni casi particolari, la ricerca evidenzia come i valori siano molto variabili da una dimensione all’altra, e come sia necessario cercare di allineare questi valori per considerare la trasparenza uno degli elementi strategici per lo sviluppo di sistemi sanitari efficienti e in grado di rispondere in maniera efficace alle richieste dei pazienti.

 

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