9 novembre 2016

 

Come già accadde nel 2008 con la richiesta di aiuto per un bambino emofilico in Afghanistan, anche quest’anno abbiamo dovuto rispondere a una richiesta che ci proveniva da un papà etiope, per aiutare i propri figli emofilici. Ci siamo dati da fare e nelle scorse settimane sono partiti per l’Etiopia oltre 140.000 unità di farmaco.

Non bisogna dimenticarsi infatti che nel Mondo tre emofilici su quattro non hanno accesso a quelle cure che da noi, “paesi progrediti”, permettono oggi a un paziente emofilico di vivere una vita identica a tutte le altre persone.

Ma quanto abbiamo fatto è solamente una piccola goccia nel mare, e non solo perché l’emofilia è una delle tantissime malattie (rare) che non vengono curate in gran parte dei Paesi (poveri), ma perché la situazione sanitaria nei Paesi del Sud del Mondo (in Africa in particolare, ma non solo) è a dir poco drammatica, e si affianca quasi sempre con le problematiche di accesso al cibo e all’acqua.

I dati provenienti dalle Organizzazioni internazionali sono in effetti devastanti: decine di milioni di persone nei Paesi del Terzo Mondo non hanno accesso alle cure sanitarie, ai farmaci e ai vaccini disponibili nei Paesi industrializzati; dieci milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni muoiono ogni anno a causa di malattie infettive, per le quali da noi esistono cure, e tre milioni di bambini muoiono ogni anno perché non sono stati vaccinati.

Le patologie cardiovascolari, neoplastiche, carenziali e dismetaboliche rappresentano annualmente, per i più poveri del Pianeta, il 59% dei morti per malattie non trasmissibili.

Le diarree acute, la tubercolosi e le infezioni respiratorie hanno devastato i Paesi in via di sviluppo, sebbene esistano farmaci che possono curare efficacemente queste patologie. Il legame evidente tra queste malattie e la povertà che permette la loro diffusione, è soprattutto dovuto all’elevato costo delle cure per il paziente. Basti pensare che in media i Paesi più poveri portano il peso dell’85% del carico globale di malattie incidendo solo per l’11% sulla spesa sanitaria globale.

Cosa fare?

Il nostro piccolo aiuto è utile e ci permette di stare vicino a qualche paziente. Facciamo quello che possiamo ma sicuramente non può essere la soluzione per risolvere questi gravi problemi.

La salute è innanzitutto un diritto di tutti e la risposta deve venire dai Governi e dalle Organizzazioni internazionali che devono in un qualche maniera trovare un modo per imporre alle industrie farmaceutiche una gestione e una distribuzione equa dei farmaci, senza pensare di ottenere guadagni a sei cifre anche in quei Paesi dove spesso le persone non hanno neanche le lacrime per piangere.

 

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