27 ottobre 2016

 
 

Giusto un anno fa – lo scorso 1 novembre – cinque atleti emofilici sotto la guida dell’equipe del dottor Luigi Solimeno, Responsabile dell'UOSD di Ortopedia del Policlinico di Milano, correvano la maratona di New York.

Oggi a distanza di un anno da quell’impresa vogliamo ricordare i benefici dello sport per i pazienti emofilici. Come tutti sanno infatti l’attività sportiva fa bene alla salute: migliora le condizioni fisiche, potenzia la muscolatura, aumenta la resistenza alla fatica, aiuta la circolazione e il benessere psicofisico. Anche per le persone con emofilia.

Con il passare degli anni è infatti cambiato l’approccio alle attività sportive per le persone affette da coaguolpatie: in passato, i pazienti emofilici venivano esclusi da qualunque attività fisica o sportiva per il timore che eventuali traumi provocassero emorragie, oggi invece un’attività fisica regolare e condotta correttamente è uno strumento prezioso per migliorare e preservare lo stato di salute dei muscoli e delle articolazioni.

"Lo sport è parte integrante della vita – ha detto Andrea Buzzi, Presidente di Fondazione Paracelso in un recente incontro a Reggio Calabria su questi temi – e oggi i tempi fortunatamente sono cambiati. Quando ero bambino mi era vietato andare in bici, e ho imparato rubando quella di mia sorella. Adesso non solo la bicicletta è uno degli sport consigliati per rinforzare il fisico, ma con un'adeguata profilassi è possibile praticare alcune discipline sportive anche a livello agonistico".

E la partecipazione dei nostri atleti lo scorso anno alla maratona di New York ne è una testimonianza, in una disciplina che mette sotto stress in maniera significativa il fisico e in particolare le articolazioni.

Proprio per poter arrivare in età adulta con un fisico allenato e in salute, per un paziente emofilico è importante iniziare l’attività sportiva già in età scolare e/o adolescenziale.

Anche se questo sembra essere ormai un dato di fatto, spesso rimane sulla carta perché ci sono da superare barriere virtuali che impediscono al bambino emofilico di intraprendere l’attività sportiva. C'è quindi ancora molto da fare: dalla standardizzazione della certificazione per l’idoneità medico-sportiva agonistica nei soggetti affetti da coagulopatie fino a seguire il paziente nel percorso di attività motoria, senza contare la necessità di sensibilizzare l’opinione medica generalista dei benefici dello sport anche nel paziente coagulopatico.

Uno dei progetti che ha vinto lo scorso Bando 100K vuole proprio cercare di affrontare queste tematiche: il progetto “Mi piace se ti muovi”.

Obiettivo principale dell’idea progettuale è di promuovere l’attività motoria nei bambini/ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, affetti da emofilia o da altre patologie emorragiche congenite, e residenti in Puglia (o nelle regioni limitrofe).

Il progetto è stato presentato dalla Clinica Pediatrica "F. Vecchio", dell’Università degli Studi di Bari "Aldo Moro", e prevede una valutazione delle capacità motorie del paziente, l’orientamento a un’adeguata attività motoria in relazione ai bisogni psicofisici e alla valutazione clinica effettuata, e infine l’individuazione delle modalità di definizione e di rilascio della certificazione medico-sportiva (agonistica/non agonistica).

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