10 febbraio 2015


È stato pubblicato di recente il libro “L’equità nella salute in Italia. Secondo rapporto sulle diseguaglianze sociali in sanità” a cura di Giuseppe Costa in collaborazione con i membri del gruppo interregionale “Equità nella Salute e nella Sanità” e voluto dalla Commissione Salute delle Regioni.

Partendo dall’osservazione che la salute della popolazione italiana è migliorata negli ultimi decenni, si è però potuto constatare come questo trend non sia uguale per tutti: chi vive in aree con maggior sviluppo e chi è dotato di maggiori risorse e opportunità socio-economiche ha maggiori aspettative di vita e minori possibilità di ammalarsi.

Al contrario è stato evidenziato come la povertà materiale e l’assenza di reti di aiuto, la disoccupazione, il lavoro poco qualificato o il basso titolo di studio siano tutti fattori che incidono negativamente sulla salute dei cittadini.

Alcuni dati riportati nel libro sono impressionanti se pensiamo che si riferiscono al primo decennio del terzo millennio: in Italia come negli altri Paesi europei la differenza tra ricchi e poveri o tra operai e dirigenti incide per il 25% sulla mortalità maschile e per il 10% su quella femminile. A parte l’età, si tratta del fattore che da solo spiega di più le variazioni di salute nella popolazione.

Cosa si può fare per ridurre queste disuguaglianze e su cosa bisogna agire per garantire aspettative di vita uguali per tutti? Il libro ci da quattro suggerimenti:

  • Modificare le politiche di sviluppo e di welfare, in modo che anche i più deboli vengano tutelati.
  • Valutare i fattori di rischio e cercare di incidere sugli aspetti legati all’ambiente dove le persone risiedono o lavorano, su quelli psicosociali, sulla creazione di reti di supporto e sugli stili di vita “insalubri” (fumo, alcol, attività fisica …).
  • Superare le barriere di accesso alle cure.
  • Favorire la possibilità di cure gratuite o di indennità lavorative per coloro che debbano assentarsi dal lavoro per cause di malattia, che sovente continuano a lavorare per necessità anche quando sono affetti da patologie.

Il libro ci riferisce anche come le crisi economica stia agendo negativamente sulle disuguaglianze: meno sulla salute fisica, maggiormente per quanto riguarda gli indicatori della salute mentale, che sono in peggioramento in particolare per la popolazione maschile adulta.

È però plausibile che, con il suo prolungarsi, la crisi - che non dimentichiamo sta condizionando le nostre vite da ben 7 anni - possa provocare in futuro un impatto sfavorevole anche sulla salute fisica che non è ancora stato monitorato con gli attuali strumenti di studio.

 

Riferimenti del libro:

Costa G., Bassi M., Censini G.F., Marra M., Nicelli A.L., Zengarini N. (a cura di) - L’equità in salute in Italia. Secondo rapporto sulle disuguaglianze sociali in sanità. Edito da Fondazione Smith Kline, presso Franco Angeli Editore, Milano, 2014.

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