22 marzo 2016


È ormai qualche mese che sentiamo parlare di virus Zika e del pericolo, in particolare per le donne in gravidanza, di contrarre la malattia veicolata da una specie di zanzara presente nell’area tropicale del Pianeta.

Le manifestazioni cliniche della malattia sono in genere simili a quelle di altre febbri tropicali, come la febbre gialla o la dengue. Si tratta generalmente di sintomi lievi come febbricola, eruzioni cutanee, congiuntivite, mal di testa e dolori articolari, che compaiono tra i 3 e i 12 giorni dopo la puntura della zanzara e possono durare da 2 a 7 giorni. Il rischio, per le donne in gravidanza, è rappresentato da possibili malformazioni fetali.

Al momento non è disponibile nessun vaccino contro il virus Zika, e oggi l'unico modo per prevenire l'infezione è evitare di essere punti dalla zanzare.

Ma forse ci sono buone novità: i ricercatori della BioCryst Pharmaceuticals, una società farmaceutica americana, hanno annunciato di aver sviluppato un farmaco – per ora sperimentato solo negli animali – capace di eliminare il virus.

Nello studio pre-clinico i ricercatori hanno infettato un gruppo di topi con il virus Zika. Successivamente una parte degli animali sono stati trattati con il nuovo antivirale, dove in 7 casi su 8 è stata eradicata l’infezione. Nei topi non trattati e in quelli curati con un antivirale classico, dopo 28 giorni nessuno sopravviveva. Sono risultati preliminari che lasciano però ben sperare.

Ci sono alcune domande in merito alla diffusione delle notizie sul virus Zika a cui ci piacerebbe potessero essere date delle risposte.

Innanzitutto va sottolineato come la febbre provocata dal virus Zika sia conosciuta da tempo e la patologia indotta era considerata poco pericolosa. Da qui il fatto che nessuno aveva mai avviato la ricerca di un farmaco antivirale specifico.

Come mai, proprio in relazione all’avvio di ricerche da parte di alcune case farmaceutiche sul farmaco per combattere il virus, si è osservata una campagna mediatica imponente e basata “sulla paura” della presenza del virus e delle sue conseguenze, arrivando fino al punto di sconsigliare alle donne in gravidanza i viaggi nei Paesi a rischio? Campagna mediatica che, come spesso accade, usa messaggi emotivi che provocano timori diffusi.

Non è che ci si sta preparando al lancio sul mercato di un nuovo farmaco – costoso – che verrà “consigliato” a tutti coloro che intraprenderanno viaggi nelle zone a rischio? Con evidenti vantaggi economici per le industrie farmaceutiche e con esborsi magari importanti da parte dei Sistemi Sanitari Nazionali.

Sono solo pregiudizi? Siamo prevenuti? Forse, ma purtroppo abbiamo troppi esempi negativi in passato!

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