9 febbraio 2016


Il progetto Mi piace se ti muovi è uno dei vincitori dell’ultimo Bando 100K, ed è stato proposto dalla Clinica Pediatrica "F. Vecchio" dell’Università degli Studi di Bari "Aldo Moro".

Obiettivo principale del progetto è di promuovere l’attività motoria nei bambini e nei ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, affetti da emofilia o da altre patologie emorragiche congenite, residenti in Puglia o nelle regioni limitrofe.

L’idea nasce dall’osservazione che anche nei bambini emofilici l’attività fisica è salutare e necessaria per il corpo e la mente. Camminare, nuotare, correre, aiuta a rafforzare i muscoli e a stabilizzare le articolazioni, oltre a far sentire il piccolo paziente affetto da emofilia “un bambino come gli altri”. I dati di fatto sono però che troppo spesso, a causa di vincoli e barriere virtuali, è difficile per il piccolo emofilico intraprendere attività sportiva.

Da qui l’idea del progetto. Il percorso, avviato nel corso del 2015, prevede una valutazione delle capacità motorie del paziente, l’orientamento a un’adeguata attività motoria in relazione ai bisogni psicofisici e alla valutazione clinica effettuata, e infine l’individuazione delle modalità di definizione e di rilascio della certificazione medico-sportiva.

Il percorso per raggiungere tali obiettivi prevede un’integrazione tra le diverse professionalità presenti sul territorio pugliese e un consulto medico integrato per la valutazione finale.

In particolare le attività comprendono, oltre all’analisi della storia del paziente e agli esami medici effettuati da un pediatra specializzato in malattie della coagulazione, una valutazione dei parametri muscolari, una visita medico-sportiva, un counselling psicologico e nutrizionale, e l’individuazione dell’attività fisica più idonea per quello specifico paziente, coinvolgendo un esperto della Scuola Regionale dello Sport del CONI.

I risultati auspicati sono legati al numero di pazienti coinvolti e al miglioramento dei parametri rilevati, nell’ottica di aiutare i giovani pazienti emofilici a inserirsi più facilmente all’interno delle comunità ove vivono.

Questa iniziativa pugliese inoltre potrà fungere da progetto-pilota da “esportare” in altre zone d’Italia, dove sarà possibile attivare altri network di professionisti in grado di coinvolgere le Associazioni di pazienti e altri piccoli emofilici.

 

 

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