16 novembre 2015


L’editoriale di R&P, la rivista Ricerca & Pratica edita dall’Istituto Mario Negri, a firma di Vittorio Bertelé e Silvio Garattini ci propone un’interessate punto di vista sul costo di alcuni farmaci, che sono oggi insostenibili non solo per i pazienti meno abbienti ma anche per gli stessi sistemi sanitari nazionali.

 

Alcuni di questi, come abbiamo già avuto modo di ribadire in passato, quali ad esempio i farmaci antitumorali o contro l’epatite C, hanno dei costi talmente elevati che le prescrizioni vengono limitate solamente a sottogruppi ristretti di pazienti, senza essere distribuiti a tutti coloro che effettivamente necessiterebbero del farmaco.

 

Dal momento che l’utilizzo di questi farmaci potrebbe garantire il trattamento di migliaia di pazienti, con una riduzione delle patologie e conseguentemente dei loro costi sociali, il prezzo dovrebbe essere l’obiettivo prioritario di qualsiasi politica governativa volta a rendere accessibili quei farmaci oggi ritenuti essenziali. E proprio, come evidenzia l’articolo in questione, “l’inserimento di farmaci costosi nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS mira appunto a promuovere una riduzione del loro prezzo”.

 

Ma l’articolo di Bertelè e Garattini va oltre: identifica alcune iniziative che l’OMS, i Governi, la comunità scientifica e le Associazioni di medici e pazienti dovrebbero fare per rendere questi farmaci effettivamente disponibili per tutti a dei costi sostenibili per la comunità.

 

Per prima cosa bisognerebbe semplicemente adottare quanto contenuto nella Dichiarazione di Doha del 2001, in cui i membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) avevano adottato l’innovativa Dichiarazione sull’Accordo TRIPS e la salute pubblica, che riconosceva inequivocabilmente la priorità della salute pubblica sugli interessi commerciali, e in cui era scritto nero su bianco che i Paesi firmatari si impegnavano “a promuovere l’accesso ai farmaci per tutti”.

 

In secondo luogo i due esponenti del Mario Negri indicano che sarebbe molto importante rendere pubbliche le informazioni sul reale costo della produzione dei farmaci e del loro peso sui bilanci delle aziende farmaceutiche. In questo modo il pubblico potrebbe rendersi conto di come i costi elevati dei farmaci non siano legati alla ricerca, all’innovazione e alla loro produzione, bensì a produrre un utile maggiore per gli azionisti.

 

Infine il terzo punto riguarda la sostenibilità dei costi dei farmaci. Avere costi elevati infatti può portare ad avere nel mondo centinaia o migliaia di morti. “Lasciar morire la gran parte di queste persone perché il prezzo dei trattamenti disponibili non è sostenibile è altrettanto catastrofico quanto una guerra, una serie di attentati terroristici o quei naufragi che giorno sì giorno no seppelliscono centinaia di migranti nelle acque del Mediterraneo. E come tale dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità”.

 

 

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