24 febbraio 2015


Il riscatto al “metodo Stamina” – vedi altro articolo della newsletter – ci viene in questi giorni dalla collaborazione tra una struttura di ricerca e innovazione universitaria italiana e un’impresa farmaceutica anch’essa italiana: la prima terapia al mondo basata sull’utilizzo di cellule staminali autologhe in grado di restituire la vista a pazienti con gravi ustioni della cornea.

A differenza di Stamina, il risultato è stato conseguito, dimostrando la bravura e la qualità degli scienziati italiani, lavorando seriamente e senza cercare false ribalte mediatiche. A questo si aggiunge il coraggio e la lungimiranza di un imprenditore che opera in un contesto politico-industriale che in genere nel nostro Paese non favorisce l'impresa e l'innovazione.

La storia inizia nel lontano 1997 quando due ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Michele De Luca e Graziella Pellegrini, dopo diversi anni di studio sulle cellule staminali, dimostrano che è possibile ottenere la ricostruzione della cornea in due pazienti con gravi ustioni corneali. In questo modo i due pazienti riuscirono a rigenerare la cornea e recuperare completamente la capacità visiva. Il metodo è stato sperimentato a lungo e nel 2007 aveva raggiunto un grado di successo tale da considerarla a tutti gli effetti una “terapia consolidata”.

Ma per la diffusione del trattamento non è sufficiente un solido know-how scientifico, è necessario possedere anche capacità industriali e competenze in campo farmaceutico e soprattutto si deve disporre di strutture autorizzata alla produzione di prodotti medicinali per terapie avanzate (ATMP).

E qui entra in gioco un’industria farmaceutica italiana di Parma che ha creduto e investito nel progetto, e che ha portato alla creazione di un farmaco che si basa sulle ricerche e i risultati dei due ricercatori (oggi professori) dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

I processi di produzione sono stati industrializzati e oggi, dopo un lungo e tortuoso iter autorizzativo, il nuovo prodotto è il primo farmaco al mondo basato sull’ingegneria dei tessuti a base di cellule staminali.

Un traguardo che dimostra come anche nel nostro Paese la ricerca e l’innovazione possono portare a risultati da “primi della classe”.

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