27 gennaio 2015


Il “Global Symposium on Health Systems Research”, che si è tenuto in Sud Africa all’inizio dello scorso autunno, è apparentemente un evento di cui non si è parlato. Alla sua terza edizione, dopo quelle di Montreux nel 2010 e di Pechino nel 2012, l’incontro a Città del Capo ha aggregato la comunità scientifica e accademica mondiale impegnata nella ricerca sulle politiche e sui sistemi sanitari.

Sugli oltre 1700 iscritti i nostri connazionali erano solo 3, e tutti arrivati in Sud Africa grazie a contatti internazionali e non direttamente coinvolti dal nostro Paese. E già questo è indicativo del fatto di come un evento di rilevanza internazionale per la gestione dei sistemi sanitari sia stato a tutti gli effetti “dimenticato” in Italia.

Il tema principale del simposio è stato quello per cui Fondazione Paracelso si batte da anni: un sistema sanitario centrato sulla persona. L’incontro ha avuto un taglio aperto e diversificato, lasciando spazio anche a molte posizioni critiche e perfino radicali riguardo la gestione attuale dei sistemi sanitari, in modo particolare nei Paesi più “avanzati”. Per non parlare poi della gestione della sanità in Paesi poveri come quelli africani, dove interessi divergenti continuano a sottrarre risorse alle spese mediche e all’implementazione di un modello che effettivamente possa riuscire a risolvere i gravi problemi di salute del Continente.

Nel corso del simposio è stato criticato l’orientamento, sempre più diffuso, per l’adozione di un sistema sanitario su due livelli, in cui i ricchi pagano servizi privati di qualità – che comunque si possono permettere – mentre lo Stato gestisce pacchetti assistenziali per le fasce più povere – che non possono “scegliere” da chi farsi curare. Seguendo tale ricetta, i risultati in termini di servizio erogato salute collettiva, e di equità, si preannunciano disastrosi. È stato infatti evidenziato come le politiche in favore dei poveri (“pro-poor”) siano in realtà delle “poor policies” (cattive politiche). E questo perché in assenza di risorse adeguate i servizi sono spesso gestiti male, scarsamente finanziati e non sostenuti da quei soggetti che, all’interno della società, potrebbero avere un peso importante.

Purtroppo questi comportamenti sono presenti al Nord come al Sud del Mondo, ed è attualmente un dato di fatto che numerosi sistemi sanitari soffrano di questo approccio.

Le ristrettezze economiche derivanti dalla crisi degli ultimi anni hanno di fatto portato a tagli lineari che hanno avuto come conseguenza pratica il razionamento delle prestazioni per i soggetti più deboli, e la crescita delle prestazioni a pagamento per la classe abbiente. Forse, come è emerso anche sarcasticamente nel corso del simposio, le persone sono state effettivamente messe al centro dei sistemi sanitari… ma non quelle giuste!

Per poter controbilanciare questa tendenza si dovrebbero chiamare in causa i movimenti sociali e le associazioni dei pazienti. Secondo alcuni relatori, infatti, la mobilitazione sociale potrebbe rappresentare la forza necessaria a orientare realmente le politiche di salute verso le persone.

Anche se oggi può apparire difficile, o per certi versi anacronistico, visto quello che sta succedendo a livello europeo (leggi l’articolo sull’epatite C dello scorso numero della newsletter), diventa sempre più importante avviare dei processi di tipo partecipativo, in cui i pazienti e le loro associazioni possano contribuire fattivamente alla definizione di un nuovo modello di gestione della sanità. Una sanità equa a uso di tutti!

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