4 novembre 2014


Nel corso del mese di ottobre sono usciti due articoli di Ivan Cavicchi, docente di Sociologia delle organizzazioni sanitarie e di Filosofia della medicina all’Università Tor Vergata di Roma, in risposta ad alcune affermazioni sul futuro del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) fatte da esponenti di rilevo del mondo medico e politico.

Gli episodi a cui si riferisce Cavicchi negli articoli riguardano quanto emerso nell’ultimo congresso di uno dei sindacati dei medici italiani, la Fimmg che rappresenta il 65% dei medici di base, in cui è stato proposto di limitare la tutela sanitaria ai soli cittadini “indigenti”, e le affermazioni del Presidente della Regione Toscana che, a valle del varo della Legge di Stabilità, ha proposto di imporre un contributo extra sulle prestazioni sanitarie dei redditi più alti, proprio per compensare i tagli dello Stato centrale alle Regioni.

Secondo Cavicchi ambedue le proposte sono molto negative e pericolose. Infatti il rischio è che si creino “due sistemi sanitari paralleli, uno per gli indigenti finanziato dallo Stato e uno per gli abbienti finanziato dai redditi”. Con il risultato che i costi aumenterebbero e i servizi verrebbero ridotti.

In poche parole – risponde Cavicchi al Presidente della Toscana – i ceti più ricchi, dovendo sborsare un contributo maggiore sulle prestazioni sarebbero sicuramente invogliati a rivolgersi alla Sanità privata, riducendo contemporaneamente il numero dei contribuenti della Sanità pubblica e quindi di fatto riducendo le entrate per il SSN. Che a quel punto si troverebbe più povero.

Quanto alle affermazioni della Fimmg, Cavicchi li invita a fare delle riflessioni sul ruolo proprio dei medici di base e dell’incidenza dei costi relativi del servizio sul SSN. Forse, dice il docente romano, sarebbe molto più costruttivo discutere riguardo la situazione attuale della medicina generale, e fare in modo che diritti e risorse possano stare insieme, senza creare una sanità di serie A e una di serie B.

Riteniamo molto importante portare a conoscenza di tutti queste discussioni perché riguardano non solamente i pazienti affetti da emofilia, ma la società italiana nel suo insieme. È importante per far sì che il nostro SSN possa evolvere non verso una disgregazione ma verso una integrazione dei servizi a disposizione del paziente e in cui il paziente stesso possa avere un ruolo centrale.

 

Gli articoli a cui ci riferiamo sono:

Manovra: la risposta ai tagli non può far saltare il sistema sanitario” apparso sul Blog di Ivan Cavicchi il 22 ottobre

Insopportabile che Melillo metta in discussione l'universalità del SSN”, apparso su Quotidiano Sanità il 9 ottobre

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