7 ottobre 2014



Si è svolta il 1 ottobre a Milano la premiazione del Premio Grande Ippocrate, promosso da UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica d’Informazione) e da Novartis, per valorizzare i ricercatori dell’area biomedica che, all’eccellenza del lavoro scientifico, uniscono un’efficace opera di divulgazione nei confronti del grande pubblico.

Quest’anno il premio è stato attribuito a Flora Peyvandi, l’ematologa milanese di origine iraniana, esperta nelle malattie rare del sangue, che conosciamo molto bene perché collabora da anni con Fondazione Paracelso e ha partecipato alle nostre missioni in Afghanistan nel 2011 e in Zambia nel 2013.

Il riconoscimento le è stato attribuito per “la sua attività di ricerca e divulgazione scientifica, in particolare sui disordini emorragici e trombotici (emofilia, malattia di von Willebrand, malattie rare della coagulazione, trombosi arteriosa e venosa, microangiopatie trombotiche)”.

Nel corso dell’evento di premiazione, che si è tenuto presso il palazzo Pirelli della Regione Lombardia, Flora Peyvandi, nel presentare in maniera molto sintetica i propri lavori, ha fatto il punto sulla situazione della ricerca sulla cura delle malattie rare: su queste patologie si concentra in maniera crescente l’impegno della ricerca medica, con una sempre più marcata targetizzazione e personalizzazione delle terapie. In quest’ottica la ricerca può avere ricadute significative anche sui trattamenti di patologie già ben note e diffuse.

Negli ultimi 10 anni, ha spiegato Flora, c’è stato un grande avanzamento nello sviluppo dei farmaci grazie all’evoluzione delle tecnologi e delle nanotecnologie, e al miglioramento dei dati epidemiologici a livello internazionale. In Italia la maggior parte dei farmaci orfani è oggi presente, anche se per molti di essi è difficoltoso l’accesso e la pronta disponibilità. Questi sono settori in cui bisogna migliorare anche con interventi di tipo normativo, non solo a livello nazionale ma anche europeo.

Infine, è stato puntualizzato, sulle malattie rare si riscontra un deficit di informazione, non solo verso il grande pubblico ma anche verso la comunità scientifica, i medici di base, le istituzioni preposte alla valutazione e al controllo dei farmaci e le aziende farmaceutiche. Un gap di comunicazione che va colmato, utilizzando anche la conoscenza dei singoli pazienti che, proprio sulle malattie rare, spesso conoscono meglio la loro malattia di quanto la conosca il medico curante.

E nel corso del suo intervento Flora Peyvandi ha anche accennato ai progetti con Fondazione Paracelso proiettando delle diapositive che hanno illustrato le missioni in Afghanistan e in Zambia.

Complimenti da tutti noi a Flora Peyvandi per il premio e speriamo in una sempre più proficua collaborazione.

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