25 febbraio 2014

 

Il tema dei pazienti, di come vengono oggi considerati dal Sistema Sanitario Nazionale e di come invece potrebbero essere coinvolti e “utilizzati” per migliorare le cure e l’assistenza sanitaria, sarà l’argomento centrale del dibattito che si terrà a Milano il 12 aprile prossimo, in occasione della Giornata mondiale dell’emofilia, che quest’anno cade nel 10° anniversario della nascita di Fondazione Paracelso.

Fra i tanti problemi che incombono sui nostri sistemi socioeconomici, la sostenibilità etica è quello più urgente da affrontare, perché sfida il fondamento stesso delle comunità costituite, ossia la loro capacità di rispondere ai bisogni e ai diritti primari delle persone che le compongono.

In questo, l’assistenza sanitaria riveste un ruolo centrale, sia per la rilevanza che ha nella vita degli individui, poiché rende concreta la possibilità dei pazienti di partecipare attivamente alla vita della società, sia, non da ultimo, per il peso che comporta sui conti pubblici. Data tale centralità è perciò da anni oggetto di riforme o restyling che puntano a una riduzione dei costi, tendenzialmente attraverso la riduzione delle prestazioni offerte. Le restrizioni conseguenti, nonostante ci vengano indicate come imposte dalla limitatezza delle risorse, devono essere rivolte al loro migliore impiego, a cominciare dall’individuazione delle priorità.

È evidente che occorre un riequilibrio del sistema, ma siamo convinti che per raggiungerlo in maniera ottimale sia indispensabile la partecipazione attiva dei pazienti anche nelle fasi di programmazione e decisione, confortati in questo dal numero crescente di professionisti sanitari e amministratori che perseguono detta strada, per la verità più all’estero che in Italia.

La medicina centrata sul paziente sta facendo emergere l’importanza di nuovi modelli organizzativi in grado di gestire un coordinamento tra tutti gli operatori del team che prende in carico il paziente, inoltre monitora lo svolgimento delle attività inerenti il percorso di cura dal punto di vista dei risultati e per quanto riguarda l’uso delle risorse. Tali contenuti sono recentemente apparsi in un editoriale sul prestigioso BMJ (British Medical Journal) in cui si afferma che l’unica possibilità di migliorare l’assistenza sanitaria è rappresentata da una partnership tra medici e pazienti, perché questi ultimi, meglio dei clinici, comprendono la realtà delle loro condizioni, l’impatto che la malattia e il suo trattamento ha sulla loro vita, nonché come i servizi potrebbero essere meglio progettati per aiutarli.

Se ci si sposta nel campo della cura delle malattie croniche, il progresso della conoscenza scientifica, le possibilità diagnostiche sempre più raffinate e differenziate, l’impiego di molecole farmacologicamente mirate mettono in crisi gli attuali modelli gestionali implementati dalle ASL. Un aiuto potrebbe venire proprio dai pazienti che, come affermato prima, conoscono bene la loro patologia e possono essere in grado di aiutare il personale medico nella migliore scelta terapeutica. In questo caso, e ci auspichiamo che possa avvenire in un futuro prossimo, da soggetto passivo, il paziente diventa sempre più soggetto attivo del proprio percorso diagnostico e terapeutico.

Mettere al centro delle cure la persona in tutta la sua complessità è uno degli obiettivi che Fondazione Paracelso insegue da tempo. Riteniamo che sia giunto il momento di cambiare passo, consci anche del fatto che questo nuovo approccio potrebbe portare a ridurre i costi del Sistema Sanitario senza andare a toccare il numero e la qualità dei servizi. Una chimera?

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